Città collinare a sud della provincia di Caltanissetta a 332 metri sul livello del mare, attualmente conta circa 27.000 abitanti. Il territorio si estende su un altopiano, che va dall'inizio dei Monti Iblei ad est ed alle estreme propaggini dei Monti Erei a nord-ovest. Deve Il suo nome agli Arabi, che nel lontano IX secolo edificarono un villaggio chiamato "Fata Nascim" ma solo verso il 1626 la terra fù chiamata "Niscemi" e verso il 1640, Giuseppe Branciforte, divenuto principe di Niscemi, decise di dare un assetto organico al centro abitato, disegnando una planimetria del comune.Il nuovo centro abitato sorse in prossimità del bosco di contrada Castellana, dove il 21 maggio 1599 il pastore Andrea Armao trovò un bue inginocchiato presso una sorgente d'acqua, su cui galleggiava un'immaggine della Madonna.

L'11 gennaio 1693, il nucleo abitativo di Niscemi venne danneggiato dal terremoto che colpì la Val di Noto e il 19 marzo 1790, un rivolgimento tellurico determinò un vasto movimento franoso nelle terre poste a sud del centro abitato.

Il 10 ottobre 1838 re Ferdinando II con tutto il suo seguito passò da Niscemi. Il 12 gennaio 1848 la città prese parte all'insurrezione popolare contro il governatore borbonico e il 24 maggio 1860 aderì alla rivoluzione garibaldina.

Tra le due guerre mondiali si ricorda la Niscemi delle lotte contadine e negli anni '60 la città subì la piaga di una emigrazione sfrenata e solo negli ultimi decenni tale fenomeno si è gradualmente ridotto poichè si sono aperti sbocchi di lavoro nelle coltivazioni in serra di pomodori, peperoni e melenzane, nel settore dell'artigianato e nel rilancio delle coltivazioni del carciofo, che rappresentano i settori trainanti dell'economia niscemese.

Il centro storico risale alla seconda metà del XVII secolo. La piazza Vittorio Emanuele III ha forma rettangolare; su di essa si affacciano la Chiesa Madre, quella dell'Addolorata e il Palazzo del Municipio, il quale tale struttura venne costruita tra il 1870 e il 1882 ed è un elegante esempio di costruzione in stile neoclassico.

Costruito in stile barocco, all'inizio del secolo XIX è un'ampia terrazza che domina la bella piana di Gela e le montagne circostanti da cui si possono godere favolosi tramonti. A forma rotondeggiante contornata da ringhiera e panche in ferro battuto, definito il "Tondo" e in dialetto "u tunnu" rappresenta la meta finale della passeggiata nel centro storico.