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UN TERRITORIO PICCOLO MA ETEROGENEO
Nonostante la sua ridotta estensione, 9800 ettari appena, il territorio del comune di Niscemi appare abbastanza diversificato sotto il profilo geomorfologico e vegetazionale. In base a tale criterio, torna utile la ripartizione nelle seguenti aree sulle quali è possibile soffermarsi per maggiori dettagli:
1-Superficie collinare boschiva con inframezzati appezzamenti colturali.2-Superficie collinare urbana, di periferia ed extraurbana con vigneti ed arboreti.
3-Fascia calanchiva argilloso arenacea prevalentemente di tipo steppico.
4-Pianura alluvionale ad indirizzo cerealicolo ed orticolo.
5-Appendice collinare calcareo-marnosa di Ursitto.
E' la parte più vasta del territorio ove rientrano contrade ubertose
e fertili tra le quali: Pisciotto, Arcia, Carrubba, Vituso, Cutugno, Barce,
Valle Niglio, Madoni. Incisa da valloni poco profondi alimentati da diverse
sorgenti, che in passato dovevano assicurare un costante flusso idrico,
è stata coperta da millenni da una foresta mediterranea che nell'ultimo
secolo è stata quasi del tutto distrutta.Le tracce archeologiche
testimoniano di antichi insediamenti da parte di popolazioni indigene, elleniche
e romane attratte dalla salubrità e fertilità dei luoghi,
dalla ricchezza della fauna e dall'abbondanza di acqua. L'uomo moderno,
purtroppo, non ha saputo armonizzare le sue attività con questo ambiente
di cui non ha intravisto i vantaggi in termini di protezione del suolo e
delle risorse idriche, né ha capito le potenzialità economiche
(agricole e turistiche) di questo grande polmone verde a due passi dall'abitato.
Quotizzazioni, disboscamenti, appropriazioni indebite, abusivismo, incendi,
inquinamento generalizzato e, per di più, il perdurare di atteggiamenti
insensibili verso questo immenso patrimonio, sono le cause vecchie e nuove
dell'attuale avanzato degrado. Negli ultimi anni, tuttavia, col diffondersi
di una maggiore coscienza ecologica, sono stati messi in atto interventi
di recupero e restauro ambientale da parte del Corpo Forestale e delle associazioni
protezioniste operanti nel territorio. A queste ultime, in particolare si
deve la realizzazione di un complesso integrato di sentieri natura didattici
ed aree a fruizione pubblica denominato "Aula Verde" da qualche
anno meta di scolaresche provenienti da diverse parti dell'Isola. Nonostante
il prevalere dei fattori distruttivi, il bosco di Niscemi rappresenta ancora
il più importante relitto di foresta primaria a sughera e leccio
della Sicilia centro-meridionale, tanto da meritare per la sua tutela l'istituzione
di una Riserva Naturale Orientata. Le aree boscate ne costituiscono circa
un terzo (meno di 1000 ettari) a distribuzione molto frammentata (a pelle
di leopardo) con zone in discreto stato di conservazione ed altre in totale
abbandono. In alcuni casi le essenze di rimboschimento (eucalipti e pini)
hanno sostituito del tutto o in parte la vegetazione originaria, come accade
presso c.da Vituso e in Val Roveto. Le contrade nelle quali ricade il querceto
sono principalmente Pisciotto, Arcia, Ulmo, Polo, ma è soprattutto
nella prima che perdurano condizioni di integrità con fitto sottobosco,
liane ed esemplari arborei plurisecolari che evocano il fascino dell'antica
selva mediterranea con le sue essenze tipiche, sovente aromatiche. Accanto
alle forme arboree, sughere e lecci, fa spicco tutto un insieme di alberelli
ed arbusti come la quercia di Palestina, il corbezzolo, la palma nana, il
mirto, il lentisco, le eriche, la ginestra spinosa, il citiso, il pungitopo,
la dittinella, lo spazzaforno, la ginestrella, i cisti, per proseguire con
centinaia di specie erbacee talora di estremo interesse scientifico, come
le tante orchidee selvatiche, le iridacee e le liliacee, nonché alcuni
popolamenti circoscritti di felci ed epatiche. A tutto ciò, vanno
aggiunti i funghi che riscuotono a torto interesse esclusivamente gastronomico,
dimenticando che anche le specie non eduli o tossiche rivestono un ruolo
particolarmente importante nella vita della foresta (simbiosi micorrizica).
Tra quelle eduli maggiormente ricercate meritano menzione: il porcino nero
("funci ri suviru"), il porcino giallo ("funci ri ogghiu")
e altri boleti comprensivamente noti come "funci ri ruseddu" perché
parassiti dei cisti. Frequenti le mazze di tamburo ("mazzi") ed
i prataioli ("funci ri terra"). Nel sottobosco non è raro
l'ottimo gallinaccio ("circa ri jaddu"), in verità poco
o niente raccolto, forse per la vaga somiglianza col tossico fungo dell'olivo,
che, contrariamente a quanto si desume dal nome, cresce in quantità
nel querceto. Autunnale, buono, ma di poco "successo" è
il bianco farinaccio (Amanita ovoidea), denominato in dialetto "funci
ri latti"; la diffidenza nei suoi confronti nasce forse dall'intenzione
di evitare spiacevoli equivoci con Amanita verna, più snella e per
lo più primaverile. Strettamente legata alla componente floristica
del bosco, è la fauna. Gli animali trovano in questo ecosistema nutrimento,
rifugio e condizioni adatte alla riproduzione. Inoltre, le numerose nicchie
ecologiche offerte dalla sughereta contribuiscono ad arricchire la varietà
di specie e, in definitiva, la biodiversità. Quest'ultima è
considerata oggi non solo eredità del passato, ma quale premessa
per il divenire biologico e, pertanto, condizione necessaria per il perpetuarsi
della vita sulla Terra. Antropizzazione, degrado e indiscriminata attività
venatoria, hanno determinato di sicuro la rarefazione e la scomparsa di
diverse specie. Tra i Mammiferi, non più presente la martora, rarissimo
il gatto selvatico, abbastanza comune coniglio, riccio e donnola, in calo
l'istrice. In espansione, a causa della carenza di predatori, ratti, arvicole
e toporagni. L'avifauna conta diverse decine di specie nidificanti. Tra
tutte la poiana, il colombaccio, il cuculo, la ghiandaia, la cornacchia
grigia, il barbagianni. Negli ultimi anni, forse a causa di variazioni climatiche,
è presente massicciamente il gruccione. Specie da considerare molto
rare sono il picchio rosso maggiore e il torcicollo. Una menzione merita
la testuggine comune ("scurzara"), un tempo molto diffusa ed oggi
virtualmente estinta; per essa sono in corso progetti di reintroduzione.
Per quanto concerne gli invertebrati, il bosco costituisce un ambiente elettivo
per la loro evoluzione. Tra gli Insetti, numerose le farfalle trovano specifiche
piante nutrici per le loro larve: la bella Polissena vive grazie all'Aristolochia,
pianticella velenosa del sottobosco, mentre grosse falene sono legate alle
querce ed ai cisti, una tra tutte la Gastropacha quercifolia, grossa farfalla
notturna dallo straordinario mimetismo (assomiglia incredibilmente ad una
foglia secca di quercia!). Numerosi e da inventariare sono i coleotteri
con forme variabilissime nella taglia, nel colore e nelle funzioni. Dai
"giganteschi" cerambici (Cerambix e Macrotoma) ad entità
minori mangiatrici di gemme e foglie, come i crisomelidi Labidostomi, o
ridottissime divoratrici di legno, di detriti o di funghi e carogne. Ma
ogni angolo di questo meraviglioso ambiente può riservare sorpresa
e meraviglia, a patto, però, che si abbiano occhi per vedere. Talvolta
basta sollevare un sasso per mettere in luce un formicaio e, tra gli insetti
in fuga, magari scoprire un Myrmecophilus, minuscolo grillo (il più
piccolo d'Europa) che vive loro ospite! Oppure spaccare un vecchio tronco
marcio ed evidenziare un pullulare di termiti, piccoli insetti bianchi e
ciechi, i cui soldati dalla testa enorme e dalle possenti mandibole difendono
la colonia dagli intrusi.
